Le piante si mangiano!

E dov’è la novità? Le piante commestibili come: riso, grano, patate, pomodori, mais, zucche, fagioli, cipolle, ecc., sono state selezionate nel corso dei secoli e dei millenni per essere sempre più addomesticate e produttive.

Le specie coltivate a scopo alimentare sono solo una piccola percentuale delle piante commestibili.

Nella nostra tradizione culinaria, come in quella di tutti gli altri popoli del mondo, esistono innumerevoli ricette che prevedono l’uso di foglie, radici, tuberi, semi, frutti e fiori delle più svariate piante selvatiche.

Le piante selvatiche impiegate in cucina sono dette alimurgiche, dal latino “alimenta urgentia” cioè usate come alimenti in caso di necessità. Nei periodi di carestia la mancanza di altri generi alimentari spingeva a cercare tra le piante selvatiche delle valide alternative per poter sopravvivere.

Nel corso dei secoli si è sviluppato ed è stato tramandato un immenso bagaglio di conoscenze su come distinguere le piante eduli da quelle velenose, di come, quando, dove raccoglierle, come trattarle e cucinarle per renderle più digeribili e più buone.

Purtroppo ad oggi questo patrimonio culturale non più tramandato rischia di andare perduto con la scomparsa degli ultimi depositari di queste conoscenze. Grazie a internet e all’impegno di numerosi appassionati molte tradizioni si stanno salvando.

Anche noi vogliamo dare il nostro contributo, rendendiamo disponibile una varietà sempre maggiore di piante mangerecce per consentirvi di allestire orti e giardini “fitoalimurgici” che vi permetteranno di:

  • avere le specie giuste a portata di mano senza doverle cercare e determinare nei boschi e nei prati
  • riscoprire e tramandare tradizioni culinarie locali
  • salvaguardare la biodiversità